Alfa Romeo 75, il canto del cigno

Alfa Romeo 75, il canto del cigno – È il 1986, per la precisione la fine del 1986 e Fiat consolida definitivamente l’acquisto del marchio milanese. Da quel momento in poi, sarà tutta un’altra storia, ma l’Alfetta del 1972 e la Giulietta del ’77 reclamavano delle sostitute. Come recita un noto scritto cattolico, in quel tempo non vi era molto tempo per mettere insieme le nuove auto. C’era poco spazio anche per i tecnicismi e bisognava lavorare con quello che c’era sugli scaffali dell’azienda.

Alfa Romeo 75, il canto del cigno

1990-Alfa Romeo 75 1.8.

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Alfa Romeo 75 1.8i Turbo Evoluzione (1986-1988).

1990-Alfa Romeo 75 1.8.

1990-Alfa Romeo 75 1.8.

Quindi, perché no, era ancora tempo di bialbero Alfa, di soluzione con cambio posteriore e trazione dietro. Insomma, era arrivato il tempo del progetto 162B, commercialmente noto come Alfa Romeo 75. Quello che al momento sembrò un limite, si rivelò presto un plus. Grazie a Dio, ci sarebbe stata ancora un’Alfa Romeo vecchio stile. Anche la linea tipicamente a cuneo della Giulietta sembrò ispirare il centro design di Arese e la 75 che ne venne fuori fu in grado, senza ombra di dubbio, di regalarci quelle emozioni che solo le Alfa Romeo ci sapevano dare. Sempre tre volumi, ma con quella coda tronca e non troppo lunga. Ma non solo! L’Alfa Romeo 75 significò ancora tanto altro, come le sospensioni anteriori con quadrilatero e barra di torsione per ogni lato, oppure, come anticipato, l’immancabile assale rigido con i freni a disco in-board, il super collaudato ponte De Dion. I motori? Beh, ci si approvvigionò da quello che offriva il convento. Non fraintendeteci, tutta roba di grande pregio, tutta meccanica da leccarsi i baffi. Il 4 cilindri Alfa veniva allora declinato su differenti livelli di cilindrata e potenza. Il più piccolo era l’1.6 litri, 1.570 cm3 per la precisione, capace di sfoderare 110 CV circa. Poi veniva l’1.8 con i suoi 120 CV e il 2.0 che riusciva a raggiungere quasi i 130 CV. In linea con la tradizione Alfa, si pensò anche a una versione Quadrifoglio Verde (che parole magiche per le nostre orecchie!) che non poteva essere equipaggiata in altro modo, se non con il V-6 di Giuseppe Busso, il 2.5 litri da 156 CV. Certo, ci fu anche il 2.0 litri turbodiesel, quello da 95 CV, ma sapete come siamo… preferiamo concentrare la nostra attenzione sui quattro benzina. Non ce ne voglia l’illustre azienda di Cento. Già, perché il motore a gasolio era firmato VM. Certo, l’evoluzione della 75 non si fermò certo qui.

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Alfa Romeo 75 1.8i Turbo Evoluzione (1986-1988).

Ci fu molto di più. Arriverò il turbo e arrivò anche la doppia accensione. Ma questa storia ve la raccontiamo in un altro articolo. Per ora lasciamo la parola a qualche immagine. Dopo la 75 e la 90, il resto della storia, sempre di stampo italiano, prese un percorso totalmente differente. Sbagliato o giusto che lo si voglia considerare, quello della 75 rimane uno spartiacque fondamentale nella vicenda travagliata del Biscione.


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Dopo cinque anni nel settore della progettazione, come Responsabile Tecnico in un'azienda del settore meccanico, nel 2000 è passato al settore dell'editoria specializzata in campo automotive. Oggi è Capo Redattore per le testate Auto Tecnica e Retrovisore. Specializzato in auto Made in USA.


   

   

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