Alpine Celebration

Alpine festeggia 60 anni

La nuova show-car Alpine Célébration è la protagonista indiscussa dell’esposizione del celebre Marchio di automobili sportive al Goodwood Festival of Speed 2015. Quest’anno, Alpine celebrerà 60 anni di vetture sportive e stradali a Goodwood con spettacoli ed esposizioni di numerosi modelli del passato oltre alla star dell’evento, l’Alpine Célébration Goodwood.

Tra i modelli storici:

  • Alpine A106
  • Alpine A108
  • Alpine A110
  • Alpine M65
  • Alpine A110 1800 Groupe 4
  • Alpine A442B – pilotata da René Arnoux
  • Il prototipo Signatech-Alpine A450b

La maggior parte di queste automobili scaleranno la celebre course-de-côte, uno spettacolo unico nel suo genere. Sarà proprio Lord March a lanciarsi per primo sul tracciato alla guida dell’Alpine Célébration Goodwood per aprire il Festival of Speed 2015.
Le automobili

Alpine Célébration Goodwood

Vettura sportiva compatta ispirata all’universo Alpine nato dalla competizione, l’Alpine Célébration Goodwood è una coupé, due posti, dalle linee fluide e pulite. La sua livrea, decorata da uno stemma apposto sul lato e sul posteriore, è stata creata appositamente per il Goodwood Festival of Speed per commemorare i 60 anni del patrimonio Alpine. Il blu intenso della carrozzeria ricorda quello del prototipo Alpine protagonista di un ritorno alla vittoria in Endurance nel 2013. Questa tonalità evoca il blu di diversi modelli Alpine impegnati nell’epopea della 24 Ore di Le Mans (M63, M64, M65, A210, A220 e A110) che dal 1963 al 1969 hanno difeso con maestria i colori francesi nel Sarthe.

L’Alpine Célébration Goodwood fa rivivere in chiave moderna le caratteristiche sempre attuali dello stile Alpine: profilo ribassato, cofano profondo e scanalato, fianchi muscolosi, lunotto caratteristico e altri dettagli che non possono non ricordare l’A110 e altri modelli che hanno contraddistinto la gloriosa storia di Alpine. Alpine Célébration Goodwood non ha alcun bisogno di espedienti per farsi notare in quanto la sua bellezza risiede nella sua sobrietà. Elegante nonostante l’essenzialità e la semplicità dettati dalla ricerca di efficienza, la show-car Alpine Célébration Goodwood racconta molto della storia di Alpine, in una moderna sintesi di valori e design familiari. Le note in carbonio mettono in risalto gli elementi più tecnici della carrozzeria, come lo spoiler, le minigonne laterali, il diffusore, le prese d’aria posteriori e i retrovisori esterni. Le posizioni dei doppi gruppi ottici mascherati e i fanali rotondi centrali sbarrati da una croce bianca ricordano, agli appassionati, le bande adesive che in passato venivano apposte sui fari delle auto da corsa: un accorgimento per preservare la loro integrità in caso di urto. Lo spoiler, che incornicia un evocativo frontale, dà un’impressione visiva di portanza. Sempre nell’ottica dell’efficacia e della leggerezza, le minigonne laterali propongono un tratto rettilineo e incisivo. I retrovisori esterni, dotati di uno specchietto mobile sopra la struttura, evocano dinamicità, leggerezza ed efficacia aerodinamica. La “A con la freccia” di Alpine firma la griglia della presa d’aria, le fiancate, i paraurti anteriori e il padiglione.

Il design dei cerchi ricorda uno di quelli più alla moda sulla A110 e la A310 negli anni settanta, mettendo in evidenza le dimensioni generose dei dischi e delle pinze dei freni color arancio, con al centro un mozzo di alluminio, progettato come un oggetto da fonderia, che a sua volta contribuisce al design generale. La parte posteriore con spalle robuste integra prese d’aria sui terzi finestrini posteriori per favorire il raffreddamento del motore. La cover del motore, visibile attraverso il lunotto reticolato, conferma la sua posizione centrale posteriore. Sopra il passaruote, le prese d’aria dinamiche guidano il flusso d’aria con uno stile riconoscibile, tipicamente Alpine. La parte posteriore è caratterizzata da un ampio diffusore che incorpora un faro centrale, inquadrato da due terminali di scarico rotondi in acciaio inox spazzolato. La scelta di valorizzare anziché dissimulare gli elementi strutturali è onnipresente, sinonimo di leggerezza, agilità e performance. In conclusione, il fulcro della presentazione della show-car Alpine Célébration è nel suo design dalle curve sensuali, che evoca di per sé il piacere dell’automobile alla francese.

Alpine A106

Prima vettura di serie prodotta da Rédélé, l’A106 era basata sulla popolare berlina 4CV e le sue differenti versioni con le quali il fondatore del Marchio aveva riscosso molto successo. Rédélé pensava che con una carrozzeria più leggera, la 4CV sarebbe stata ancora più performante. In realtà, aveva già richiesto al talentuoso designer italiano Giovanni Michelotti di progettare una carrozzeria della 4CV alleggerita, in alluminio, una coupé unica plasmata dal carrozziere Allemano. La 4CV Special Sport ha sbaragliato tutte le sue concorrenti al Rally di Dieppe nel 1953. Oramai riconosciuto come costruttore automobilistico a pieno titolo, Rédélé cominciò a interessarsi alla tecnologia della fibra di vetro, sentendo parlare di un ricco industriale americano di nome Zark W. Reed. Reed aveva intenzione di costruire una vettura sportiva con una carrozzeria in plastica per competere con MG e Triumph sul mercato americano. I due, Rédélé e Reed, si sono allora incontrati e hanno elaborato un piano per lanciare la società Reed Plasticar e costruire un prototipo derivato dall’auto di Michelotti chiamata The Marquis. Il progetto non andò in porto, ma servì da ispirazione per il modello A106, proprio come il restyling della 4CV che Rédélé aveva ordinato al carrozziere italiano Allemano. Nel 1955, Rédélé presentò tre modelli A106 all’Amministratore Delegato di Renault Pierre Dreyfus – uno rosso, uno bianco e uno blu – con una carrozzeria in fibra di vetro realizzata da Chappe e Gasselin. La A106 è stata ideata come un’automobile da corsa dotata di differenti livelli di potenza, regolazione delle sospensioni, alleggerimenti ed un cambio manuale in opzione (ma costoso) a cinque rapporti. Le prime richieste per le versioni stradali furono ricevute al Salone dell’auto di Parigi nel 1957, durante il quale fu presentata anche una nuova versione cabriolet firmata Michelotti. In questa occasione furono proposti motori Renault Dauphine più grandi e un telaio tubolare. Tra il 1955 e il 1959, nella fabbrica di Dieppe vennero prodotti 251 esemplari della A106.

Alpine A108

La A108 venne proposta come una versione coupé della A106 cabriolet firmata Michelotti, basata sulla Dauphine che successe al modello 4CV. Fu presentata insieme alla A106 al Salone dell’Auto di Parigi nel 1957, motorizzata con un quattro cilindri Dauphine 854 cm³ Gordini da 37 cavalli. In linea con i modelli che la hanno preceduta, la A108 fu concepita con una carrozzeria in fibra di vetro fissata su una piattaforma in acciaio pressato. Nonostante ciò, Rédélé sviluppò una versione più evoluta chiamata GT4, con appoggio su un telaio a trave in acciaio con supporto anteriore e posteriore sul quale venivano fissati sia la sospensione che il blocco motore e lo sterzo. Con il suo interasse più lungo di 7 cm, la GT4 venne presentata nel 1963, ovvero un anno dopo il lancio della Lotus Elan costruita con le stesse caratteristiche. Sono stati prodotti meno di 100 esemplari di GT4, ma la sua struttura è servita come base per la leggendaria A110: il suo stile ricorda un’evoluzione, particolarmente riuscita, della A108. È proprio con la A108 che Rédélé realizzò i suoi sogni di gloria. Costruita sotto la licenza di Willys-Overland in Brasile, la A108 diventò la prima automobile sportiva del Paese. Ribattezzata Willys Interlagos e fabbricata a San Paolo, quest’ultima riscosse numerosi successi nelle gare automobilistiche. Dal 1960 al 1965, sono stati prodotti 822 esemplari e, tra il 1960 e il 1962, più di 236 Alpine A108 sono uscite dalla fabbrica di Dieppe.

Alpine A110

La A110 Berlinette rappresenta un’evoluzione della A108. Essa utilizza gli elementi meccanici della Renault R8 e anche quelli della Dauphine, con una gamma motori sempre più potente. Come l’Alpine GT4, la A110 è basata su un telaio a trave centrale sul quale veniva imbullonata la parte meccanica. La sua carrozzeria in fibra di vetro leggera dona al modello un profilo molto raffinato. Lanciata in un primo momento con un motore di 1108 cm³, successivamente la A110 ha accolto un 1255 cm³, poi un 1565, fino ad arrivare a 1605 e 1647 cm³ proveniente dalla Berlinetta SX. Durante gli anni, il modello è scarsamente evoluto dal punto di vista estetico, in quanto il suo look originale era già considerato sufficientemente attraente. Tra i cambiamenti minori si ricorda la calandra a quattro gruppi ottici, i parafanghi allargati, il radiatore montato nella parte anteriore, una minigonna posteriore amovibile, un design del cerchio rinnovato, etc… Nonostante fosse previsto un volume di produzione relativamente debole, in via del tutto eccezionale la A110 fu prodotta sotto licenza in Spagna e in Messico. In totale, circa 7500 Berlinette sono stata prodotte tra il 1961 e il 1965. Un’automobile che ha brillato in tutte le competizioni alle quali ha preso parte. Proprio nel Rally, la A110 ha permesso ad Alpine di collezionare i suoi più grandi successi agli inizi degli anni settanta, vincendo il campionato mondiale di Rally nel 1973 e numerosi altri trofei. La Alpine A110 Berlinette ha contribuito ad accrescere l’alta reputazione del Marchio a livello internazionale portando al trionfo molti piloti, sia professionisti che amatori.

Renault Alpine A110 Berlinette

Alpine M65

Prototipo ideato per la competizione, la M65 è stata sviluppata durante un periodo prospero per le competizioni di Endurance avviato all’«Efficienza Energetica». Questa ingegnosa regolamentazione, che classificava i veicoli in base all’efficacia e alla velocità, ha promosso svariate sperimentazioni meccaniche, tipologie di motore e ricerche di aerodinamica. Alpine ha raggiunto i vertici di questa graduatoria nel 1964 con la M64. La versione M65 fu equipaggiata con un motore di 1300 cm³ Gordini, precedentemente utilizzato nella configurazione 1100 cm³ sulla Renault 8 Gordini. I suoi 130 cavalli, una potenza impressionante vista la cilindrata, associati alla leggerezza di questo prototipo di 669 kg, permisero alla M65 di superare i 250 km/h sul rettilineo di Hunaudières. Nel 1965, la M65 vinse la 12 Ore di Reims e i 500km di Nürburgring nella categoria 1300 cm³. Nello stesso anno, due M65 furono impegnate durante Le Mans, ma purtroppo sia Mauro Bianchi che Henri Grandsire furono costretti ad abbandonare al trentaduesimo giro.

Alpine A110 1800 Groupe 4

Versione da corsa della A110, questa Gruppo 4 venne equipaggiata con il più grande motore utilizzato su questo modello. Precedentemente alle sue prime sconfitte, questa vettura da corsa ha vissuto un lunghissimo periodo di successi nel Rally, guadagnando il titolo di Campione del mondo di Rally nel 1973.

Alpine A442B

Dopo cinque anni di intenso lavoro, questo modello Alpine vinse la 24 Ore di Le Mans nel 1978, grazie a Jean-Pierre Jaussaud e Didier Pironi. La A442B nasce come un’evoluzione della versione A440 a motore atmosferico, diventando in un primo momento A441 e successivamente A442 a motore turbocompresso. Questo modello ha collezionato cinque grandi vittorie nel Campionato del mondo di Automobili Sportive, ma anche numerosi fallimenti prima dell’ultimo trionfo nel 1978. Con il suo motore V6 2100 cm³ turbo, la A442B era in grado di raggiungere 352 km/h sul rettilineo di Hunaudières realizzando il migliore giro di Alpine sul circuito del Sarthe. In seguito alla vittoria di Alpine, il Presidente e Amministratore Delegato di Renault Bernard Hanon, che aveva fissato questo obiettivo per il Marchio, annunciò la sospensione del programma Endurance di Alpine per orientarsi verso la Formula Uno. A Goodwood, René Arnoux piloterà tutti i giorni la A442B sulla course-de-côte. La carriera di René nelle gare automobilistiche comprende 13 stagioni di Formula Uno (dal 1978 al 1989), 149 Grands Prix, 7 vittorie, 22 podi e 181 punti segnati.

Signatech-Alpine  A450b

Modello che proviene direttamente dalla 24 Ore di Le Mans, l’Alpine 450b decide di passare al Campionato del mondo di Endurance FIA, dopo aver collezionato due titoli consecutivi alla European Le Mans Series (ELMS). In seguito a queste due campagne vittoriose, Alpine decise di lanciarsi nel campionato del mondo (WEC) nel 2015 dove la Alpine A450b sarà impegnata nelle otto gare della stagione. “Il campionato del mondo è una nuova sfida”, spiega l’amministratore delegato di Alpine Bernard Ollivier. “Il contesto è differente perché il nostro obiettivo è quello di farci spazio nella categoria LM P2. Un’occasione per continuare la nostra pratica, ma anche per mostrare il nostro potenziale in mercati importanti per il Marchio. Questo programma è volto a promuovere l’immagine di Alpine in tutto il mondo”. In omaggio alle Alpine che hanno gareggiato a Le Mans durante gli anni settanta, il prototipo LM P2 Signatech-Alpine è stato battezzato Alpine A450. Nonostante lo sguardo di Alpine sia rivolto verso il futuro, il Marchio non dimentica il suo glorioso passato. La A450b segue le tracce della sua prestigiosa antenata A442B. A Le Mans, la A450b è stata pilotata da Paul-Loup Chatin, Nelson Panciatici e Vincent Capillaire.

La storia di Alpine

Alpine è nata dall’amore di un uomo per la Renault 4CV, la sua passione per le corse automobilistiche e il suo senso spiccato per il commercio. Jean Rédélé nacque nel 1922, e seguendo le orme di suo padre, concessionario Renault nominato da Louis Renault in persona, divenne anche lui concessionario a 24 anni. Precedentemente, aveva frequentato una scuola di economia e fatto uno stage proprio in Renault. La sua visione rivoluzionaria riguardo la strategia d’impresa gli valse una convocazione da parte l’Amministratore delegato di Renault, Pierre Dreyfus, che successivamente gli affidò la concessione di Renault a Dieppe. L’automobilismo entrò nella sua vita quattro anni più tardi, nel 1950. Rédélé era convinto che « la competizione fosse il modo migliore di testare le automobili di serie e la vittoria il migliore argomento di vendita». Per correre, investì sulla nuova Renault 4CV con la quale vinse il Rally di Dieppe, al secondo tentativo, gareggiando contro automobili più potenti. Da quel momento, Renault decise di sviluppare una versione da corsa della 4CV per disputare il Rally di Monte-Carlo del 1951. Quarto classificato nel Principato, Rédélé conquistò il primo posto nella sua categoria nel Tour del Belgio. Per migliorare le performance della vettura, Rédélé era convinto che la 4CV dovesse essere alleggerita ed equipaggiata con una carrozzeria più aerodinamica. Domandò quindi al designer italiano Giovanni Michelotti di progettare un modello speciale. Rédélè vinse nella sua categoria alla Mille Miglia del 1952 e nello stesso anno sfiorò di poco la vittoria di classe alla 24 Ore di Le Mans, sempre con la 4CV. Alla fine della stagione 1954, fortunata quanto quella del 1953, Jean Rédélé aveva guadagnato la reputazione di un vero pilota di successo. Un grande onore, nonostante lui sapesse che, prima o poi, avrebbe dovuto scegliere tra pilotare le sue automobili e gestire la sua azienda. Il progetto della 4CV Special Sport ideata da Michelotti portò alla prima vettura di serie costruita da Rédélé, l’Alpine A106.

“Ho scelto il nome Alpine per la mia azienda perché questa parola rappresenta per me il piacere di guidare su strade di montagna. Percorrere le Alpi con la mia 4CV a 5 marce è sempre stato per me il divertimento più grande. E questa passione per la guida, volevo che i miei clienti potessero ritrovarla al volante dell’auto che stavo pensando di realizzare. Alpine è un nome che suona bene, ma è anche un simbolo”. Rédélé rilevò rapidamente il potenziale di un Marchio automobilistico che egli stesso voleva fondare su solidi princìpi. Le automobili dovevano essere innovative, equipaggiate di elementi meccanici semplici e performanti, sotto una carrozzeria seducente e leggera. Era necessario riprendere il più grande numero possibile di pezzi di serie per garantire prezzi bassi e sostenere i costi in relazioni alle performance della vettura. Il suo secondo obiettivo era quello di sviluppare la sua azienda a livello internazionale grazie alle licenze. Proponendo dei veicoli relativamente semplici da assemblare e dei pezzi Renault affidabili e facili da riparare, pertanto si impegnò nella ricerca di partners sui mercati dove Renault era già presente. I modelli Alpine furono assemblati in Brasile, Spagna, Messico e in piccole quantità, in Bulgaria. Grazie al successo della A106 e della A108 che anticipa la legendaria A110, Rédélé decise di adottare il nome Alpine come Marchio principale delle auto sportive, capaci di vincere competizioni e campionati. La Berlinette A110, basata sulla Renault 8, fu un vero successo commerciale. Rédélé creò una nuova succursale parigina, aprendo una concessione Renault a Epinay-sur-Seine dove installò la sede commerciale del Marchio Alpine. Nel 1969 la fabbrica di Dieppe aprì le sue porte. Dal canto suo, la Berlinette A110 subì costanti evoluzioni con dei motori sempre più potenti e diverse modifiche estetiche. Nel 1977, furono prodotti circa 7500 esemplari e il modello ebbe la possibilità di essere testato nel Rally, su circuito e su competizioni su ghiaccio.

La A110 era molto performante nel Rally negli anni sessanta e settanta. Per otto anni consecutivi riuscì a salire sul gradino più alto del podio, fino al titolo mondiale vinto nel 1973. Nonostante ciò, Rédélé aveva già intenzione di costruire un’automobile completamente nuova. La A310, svelata al Salone di Ginevra nel 1971, in un primo momento fu proposta con quattro cilindri 1605 cm³ da 140 cavalli. Successivamente divenne un V6 da 150 cavalli. Più sofisticata dell’A110, fu ideata da Rédélé in persona e doveva permettere il posizionamento di Alpine sul mercato delle vetture sportive e gran turismo. Malgrado il calo delle vendite a causa della crisi del petrolio del 1973, furono venduti più di 11600 esemplari prima della sospensione della produzione del 1985. La A310 collezionò qualche successo nelle competizioni automobilistiche all’inizio della sua carriera, fino a che la Renault 5 Turbo, sempre prodotta a Dieppe, divenne la ‘macchina da battere’. Le ambizioni di Alpine nello sport automobilistico seguirono una via parallela su circuito, nel prototipo da sport. Il Marchio debuttò alla 24 Ore di Le Mans nel 1963. In un primo momento, Alpine mirava alla performance e all’efficacia piuttosto che alla vittoria in generale. Con i 1000 cm³ o i 1300 cm³ dei piccoli motori Gordini, i prototipi Alpine riuscivano a battere i loro rivali grazie alla loro eccellente aerodinamica. Nel 1964 la M64 vinse nella sua categoria a Le Mans. Nella sua storia, Alpine può contare numerosi successi, merito di vetture sorprendenti. Al Salone di Parigi, il Generale de Gaulle si fermò davanti alla A211 esposta sullo stand Renault. Il Presidente francese domandò a Rédélé
“A cosa serve l’automobilismo ?”. Rédélé gli rispose: “A far vincere la Francia, Generale!”. Tra il 1963 e il 1978 Alpine ha disputato 11 volte la 24 Ore di Le Mans, impegnando nella competizione 55 vetture officiali. Oltre alle sue vittorie nella classifica «Efficienza Energetica» nel 1964, 1965 e 1968 e nell’ “Indice di Performance” nel 1968 e 1969, Alpine collezionò sette vittorie di classe ma soprattutto la vittoria nella graduatoria generale nel 1978 con la Alpine A442B pilotata da Jean-Pierre Jaussaud e Didier Pironi. Il programma Endurance di Alpine si chiuse con questa prodezza, in quanto il desiderio di Renault era quello di lanciarsi in Formula Uno con una monoposto A500 1,5 litri Turbo sviluppata da André de Cortanze, Direttore del Dipartimento Ricerca e Sviluppo di Alpine.

La A310 fu rimpiazzata nel 1984 dalla GTA (Gran Turismo Alpine) che beneficiava di un processo di produzione molto innovativo ; la sua carrozzeria fu la prima in Europa a essere realizzata per iniezione ad alta pressione. Questa tecnica permetteva al poliestere di « incollarsi » al telaio per offrire una rigidità eccellente. La GTA presentava un debole coefficiente di resistenza aerodinamica e il suo equipaggiamento interiore era ben fornito, lontano dall’abitacolo spoglio della A110. Originariamente equipaggiata di un motore 2849 cm³ da 160 cavalli, la GTA fu successivamente proposta con un motore turbo da 200 cavalli, che la rese l’auto di serie francese più rapida del suo tempo. Nel 1990 il restyling della GTA fu battezzato A610, e nel 1995 la produzione delle tre versioni raggiunse le 7000 unità. Dopo la sospensione della produzione della A610, la fabbrica di Dieppe – dove il logo Alpine figura ancora sulla sua facciata – ha continuato a costruire modelli sportivi per Renault Sport. In seguito all’agile Renault 5 Alpine – soprannominata “skateboard” date le sue brillanti performance in occasione del Rally di Monte-Carlo del 1978 – la fabbrica ha prodotto 5112 Renault 5 Turbo a motore centrale, 1685 Spider dal 1996 al 1999 e non meno di 67000 esemplari di Clio Renault Sport dal 2000 ai giorni nostri. Dieppe ha anche prodotto 1333 Clio V6 tra il 2002 e il 2005 e continua a produrre numerose auto da corsa, tra cui 700 Clio Cup.

Dal 2012, Alpine sta vivendo un nuovo periodo di creatività ispirata al suo passato. Il Marchio, rilanciato in occasione del cinquantesimo anniversario della Berlinette con la creazione della concept-car A110-50, ha preparato una nuova vettura di serie ritornando nello sport automobilistico con molto successo. Il team Signatech-Alpine ha ottenuto due titoli consecutivi in occasione di European Le Mans Serie (ELMS) nel 2013 e 2014. Quest’anno, il team partecipa al Campionato del Mondo di Endurance FIA (WEC) con un Alpine A450b in categoria LM P2. Questo campionato comprende la 24 Ore di Le Mans dove Alpine è salita sul podio LM P2 nel 2014. Quest’anno, l’avventura è terminata al 110ᵐᵒ giro. Ma con un passato di Endurance così ricco e glorioso, Alpine sarà capace di ripartire.





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