Barkas B1000

Barkas B1000, il pulmino della Stasi

Nel 1961 fu eretto il muro di Berlino, in quello stesso anno, nella neonata Germania dell’Est, nacque la Barkas, una Casa Automobilistica che produsse un solo modello di furgoncino in tutto il suo periodo di vita durato fino al 1991, due anni dopo la caduta del suddetto muro avvenuta nel novembre del 1989

Dunque la Barkas è a tutti gli effetti un’icona della DDR. C’è poco da sbizzarrirsi, un modello, una sola denominazione: Barkas B1000 però con diverse declinazioni, vediamo di scoprirne alcune. La produzione del mezzo fu affidata alla fabbrica sita a Karl Marx Stadt (oggi tornata a chiamarsi Chemnitz), il furgone nacque subito come mezzo destinato esclusivamente al Governo ma dato il fatto che nel Paese non vi erano altre Case Automobilistiche che producessero furgoni (le altre due fabbriche esistenti producevano solo autovetture quali la Trabant e la Wartburg), ecco che il modello venne ben presto commercializzato anche per la popolazione. Il pianale era sempre lo stesso ma di volta in volta, per le diverse esigenze, veniva assemblato in diversi modi. Così della Barkas B1000 troviamo, nel corso degli anni, il modello chiuso, quello vetrato a pulmino capace di trasportare fino a otto passeggeri, il modello ambulanza, il cassonato aperto e il tanto famigerato modello adibito a controllo della popolazione in forza alla Stasi, la terribile Polizia segreta della DDR. Era una piccola centrale operativa colma di ogni oggetto tecnologico più avanzato che si potesse reperire a quei tempi in un territorio occupato dall’Unione Sovietica. All’interno del furgone vi era posta pure una piccola gabbia che poteva contenere fino a due persone (in realtà se una stava seduta sull’altra), quando queste venivano arrestate.

Ma torniamo a spiegare la meccanica del Pulmino, in realtà molto semplice. Il motore era posto in posizione anteriore, sito sotto i sedili di guida e del passeggero e per accedervi c’era una piccola botola tra un sedile e l’altro, appena dietro alla leva del cambio. Il motore era a due tempi con tre cilindri per 45 CV costruito dalla DKW. Del modello B1000 furono prodotti, nelle varie versioni, qualcosa come 175.740 esemplari in trent’anni. Nel 1989, poco prima che l’abbattimento del muro cambiasse per sempre la storia della DDR e della Barkas, i vertici aziendali decisero di dare una piccola svolta alla meccanica del mezzo adottando un innovativo motore 1.3 a quattro tempi cambiando il nome al veicolo che da B1000 divenne B1000/1 (…) Questo modello fu prodotto in 1961 esemplari fino al 1991, poi, con la riunificazione delle due Germanie, la Barkas chiuse i battenti, fu assorbita dalla Volkswagen e il suo furgoncino abbandonato per diventare storia automobilistica, Una curiosità dell’epoca (che si estendeva anche sui modelli automobilistici Wartburg e Trabant) era che per ottenere un modello nuovo Barkas, ci poteva essere anche un’attesa di anni, si parla addirittura tra i dieci e i quattordici anni. Conseguentemente un modello usato poteva essere venduto ad un prezzo maggiore rispetto a quanto ci voleva per uno nuovo ma era un espediente dettato dalla legge di mercato della domanda e dell’offerta. Quindi la gente si metteva in lista per l’acquisto di un mezzo nuovo ma nel frattempo si arrangiava come poteva comprando auto  con migliaia di chilometri alle spalle fino a che non fosse arrivato il proprio turno per possedere finalmente il tanto agognato mezzo fiammante da ostentare per le strade dello Stato. A lungo andare le persone, stanche di aspettare o comunque soddisfatte del loro usato (erano ad ogni modo mezzi robusti e indistruttibili) si toglievano dalle liste d’acquisto cosicché il Governo dovette intervenire e stabilire l’ennesima regola antidemocratica che sancisse l’obbligatorietà di acquisto del veicolo una volta inseriti in lista.

Il Governo usò parecchi pulmini B1000 per le proprie esigenze, la Polizia di tutto il paese ne possedeva diversi che adibiva a trasporto truppe. La Stasi ne fece il suo uso scorretto durante tutto il periodo di chiusura della DDR verso l’Ovest usando innocui pulmini travestiti da veicoli commerciali come furgoncini di fiorai e trasporto alimentari per reprimere quella parte di popolazione da sempre schierata contro il Governo filo Sovietico. Spesso il furgone di un panettiere bloccava la strada a ignari pedoni, apriva lo sportello e dell’ignaro pedone non se ne sapeva più nulla. Come detto, nelle minuscole celle poste sul retro del furgone potevano prendere posto fino a due persone ma si dice che gli Agenti ne stipassero fino a cinque. Ai tempi della costruzione del muro si contavano nella DDR una spia della Stasi ogni 59 abitanti, ciò stava a significare che nessuno poteva fidarsi di nessuno, il vicino sfigato un po’ curvo e magari claudicante, proprietario di una Trabant beige che faceva fumo visibile da un chilometro di distanza, altri non poteva che essere un potenziale agente Stasi e viceversa per lo sfigato appena nominato, l’uomo che viaggiava a bordo di una splendida Wartburg 311 era sicuramente un agente Stasi. Insomma, chiunque poteva esserlo, immaginiamo noi, oggi, il nostro vicino al quale prestiamo il sale per la pasta e che fa cadere sulla scala, intento a spiarci attraverso il muro per poi spifferare tutto alla polizia. Una repressione psicologica assurda, snervante, presente ovunque, in casa, nei bar, nei ristoranti e in strada. A quei tempi circolavano sulle strade della DDR Trabant, Wartburg e i pulmini Barkas, tutti e tre veicoli di prim’ordine dello Stato controllato dall’URSS e ognuno di questi veicoli poteva contenere una spia che magari stava seguendo il bigliettaio del cinema  “sospettato”  di essere un sovversivo anti governativo.

Ma torniamo al pulmino B1000. Mille stava ad indicare il peso di portata del furgone in questione, vale a dire 1000 chili cioè una tonnellata. Un carico notevole per un mezzo tutto sommato non troppo grosso. Nella realizzazione della carrozzeria alcune componenti erano le stesse già utilizzate per le Trabant e le Wartburg, come ad esempio le maniglie, uguali per tutti i modelli suddetti. Lo stabilimento dove il furgoncino veniva assemblato altri non era che la vecchia fabbrica dismessa denominata Framo, una precedente fabbrica di automobili i cui contenuti furono “donati” all’Unione Sovietica come risarcimento per danni di guerra.

La solidità del telaio era il vero punto di forza di questo furgoncino, tutte le giunture più delicate, quelle che non potevano essere costruite in un corpo unico, venivano saldate ripetutamente a mano, riviste e corrette punto per punto e rinforzate con pezzi di metallo atti a rendere il mezzo praticamente indistruttibile.  Il punto debole era però la frizione, presa pari pari dalla Wartburg, si rivelò essere insufficiente per il 1000 che, a dispetto della forza carico, spesso veniva stipato di materiale che lo portava a viaggiare sulle strade sconnesse della DDR con carichi vicini alle due tonnellate e mezzo. La frizione andava rivista ma la progettazione era troppo costosa per i vertici aziendali, così si preferì utilizzare la frizione della Wartburg lasciando al proprietario l’incombenza di cambiarla quando necessario a un “prezzo ragionevole”. Un altro problema era dato dalla ruggine, per questo motivo oggi non si vedono più così tanti furgoni Barkas in giro, le Trabant subivano molto meno il problema.

Prima della realizzazione del Barkas B1000/1 ci fu, nel 1972, un tentativo da parte dei tecnici dell’azienda, di costruire un modello più potente, che si sarebbe dovuto chiamare B1100 e avrebbe montato un motore di derivazione Russa a quattro tempi per una cilindrata di 1.5 litri della vettura Moskvitch 412, però i vertici aziendali non diedero mai l’approvazione per la costruzione di questo modello che sarebbe andato a migliorare come carico e potenza il 1000 che continuava ad essere comunque molto ricercato (anche perché l’unico in commercio).

Insomma, nel bene e nel male per trent’anni il furgoncino Barkas B1000 ha fatto la storia della motorizzazione commerciale nel difficile Stato dell’allora DDR. A Lipsia, nel 1991, ne ho visti parecchi in  strada, era estate, sui tetti delle case del centro gli spazzacamini saltavano da un comignolo all’altro, una Trabant mi è stata dietro per un po’ ma il muro era già stato abbattuto, però… Però la gente sorrideva e in molti facevano sfoggio delle loro nuove Volkswagen Polo e Golf, i più anziani lucidavano le Trabant che da macchina del Popolo era divenuta, da un paio d’anni, un’icona per collezionisti.

 





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