Giacosa racconta la nascita della Fiat Topolino

Giacosa racconta la nascita della Fiat Topolino

Giacosa racconta la nascita della Fiat Topolino – Quando ai tecnici Fiat venne chiesto di progettare una vettura economica, nacquero due correnti di pensiero. Andò male all’Ing. Lardone e fu premiato l’Ing. Giacosa. Quest’ultimo dimostrò di essere uno dei più grandi progettisti della scuola automobilistica italiana.

Giacosa racconta la nascita della Fiat Topolino

L’Ing. Dante Giacosa.

Era quasi arrivata la primavera del 1933. Quella mattina l’Ing Giacosa incontrò il prof. Antonio Fessa, nel suo ufficio all’ultimo piano della “palazzina” del Lingotto, che gli fece una domanda che avrebbe cambiato il corso della storia automobilistica di Fiat: “Giacosa, il senatore Agnelli vuole una vettura piccola, economica che possa essere venduta al prezzo di 5.000 lire. Se la sente di disegnare lo chassis”? Come precisò lo stesso Giacosa nella sua autobiografia professionale, a quel tempo non si usava ancora il nome autotelaio. La risposta di Giacosa fu ovviamente positiva. La Topolino avrebbe rappresentato per Fiat un grande salto verso la motorizzazione di massa e la responsabilità di cui si fece carico l’Ing. Giacosa, allora ventottenne, fu veramente grande. La vettura venne progettata nell’Ufficio motori avio, tanto che il nome del progetto scelto da Fessia e Giacosa fu “Zero A”, dove A stava proprio per Avio. L’impegno richiesto per battere la concorrenza, soprattutto tedesca e francese, fu enorme. Il senatore voleva che venisse realizzata una vettura di comfort e prestazioni superiori rispetto a quelle già presenti sul mercato, ma ad un costo di produzione molto simile. Come spiega bene Giacosa, la scelta della cilindrata si rivelò una questione non così semplice. La potenza effettiva che si stava cercando si sarebbe assestata sui 20 CV, mentre non si dovevano superare i 6 cavalli fiscali. Giacosa racconta la nascita della Fiat TopolinoLe altre scelte tecniche di base non impiegarono molto ad arrivare. “A quel tempo alla Fiat era convinzione che per garantire una certa durata al motore senza ricorrere a materiali e lavorazioni costose non si dovesse superare la velocità di rotazione di 4.000 giri/min”, così racconta Giacosa nel suo libro “I miei 40 anni di progettazione alla Fiat”. E continua. “La scelta del numero dei cilindri fu immediata: quattro cilindri. La posizione del motore: anteriore. Le ruote motrici: posteriori”. Per quanto riguarda quest’ultima scelta, vale la pena riportare il parziale racconto di Giacosa che spiega nel dettaglio i motivi che spinsero Fiat a optare per la trazione posteriore. “Non prendemmo in considerazione la trasmissione anteriore. Credo che questo atteggiamento fosse conseguenza del desiderio, per Giacosa racconta la nascita della Fiat Topolinonon dire della necessità, di non trovarci in contrasto con la decisa opposizione del senatore Agnelli. Troppo vivo era il ricordo dell’insuccesso di una vetturetta sperimentale a trazione anteriore costruita alcuni anni prima, e di un malaugurato incidente avvenuto durante una prova cui partecipava, come passeggero, lo stesso Senatore. L’avvenimento fu all’origine di una vera e propria avversione per la trazione anteriore, che durò a lungo e richiese da parte mia e dei miei collaboratori una paziente opera di persuasione per far mettere in produzione la prima vettura a trazione anteriore, quasi trent’anni dopo”. La storia che riguarda questa vetturetta coinvolge anche altri personaggi tra cui anche l’Ing. Lardone che venne licenziato. L’aspetto della questione è comunque singolare se si pensa alle colpe che vennero addossate a Fiat quando, entrata in possesso di Alfa Romeo, parecchi anni dopo, iniziò a trasformare le auto del Portello in vetture a trazione anteriore. È strano quindi immaginare che proprio i vertici Fiat, negli anni trenta, appoggiavano in maniera pressoché plebiscitaria la trazione sulle ruote dietro. Tornando invece alla Topolino, i calcoli di Giacosa portarono ad un peso massimo di 250 kg per il telaio e di massimo 200 kg per la scocca. Se il peso totale avesse raggiunto i 450 kg, l’auto sarebbe stata venduta a circa 12 lire al chilo contro le 17 lire, sempre al Giacosa racconta la nascita della Fiat Topolinochilo, della Balilla a tre marce. La Topolino venne disegnata dal settore carrozzeria gestito dall’Ing Schaeffer. L’auto doveva avere dimensioni estremamente contenute, doveva poter ospitare sui piccoli sedili posteriori qualche bagaglio (massimo 50 kg) o due bambini e doveva avere linee moderne, sebbene la semplicità dovesse rimanere uno dei suoi punti saldi. La scelta di Giacosa cadde su un layout che successivamente fu adottato su molte auto a trazione anteriore, ossia quella di posizionare il motore davanti allo stesso asse anteriore. Il cofano motore spiovente della Topolino divenne una sua caratteristica stilistica importante, ma questa scelta creò qualche mal di pancia a Giacosa, che dovette destreggiarsi con maestria per poter infilare i quattro cilindri nell’angusto spazio a disposizione. Sta di fatto che considerazioni tecniche dettate dai calcoli e dai disegni di progetto spinsero Giacosa a optare per un motore con un alesaggio di 52 mm ed una corsa di 67 mm per una cilindrata complessiva di 569 cm3. Le misure scelte furono anche una conseguenza dell’impossibilità di posizionare il radiatore nel caso di configurazione differente. La misura dell’alesaggio ne rappresenta un esempio. Per ridurre l’ingombro longitudinale del motore, i cilindri dovevano essere i più piccoli possibili (diametro minimo). Per mantenere fede, poi, ai concetti di semplicità e basso costo, Giacosa scelse di sopportare l’albero motore con due soli supporti, quello anteriore del tipo a rulli, quello posteriore del tipo a sfere. Il primo giugno del 1934 si diede il via al disegno dei componenti del motore. L’incarico, come racconta lo stesso Giacosa, venne affidato ad un perito industriale di grande esperienza, Virgilio Borsattino. Tutti i disegni furono preparati prima del mese di agosto e vennero consegnati all’officina per la realizzazione del prototipo. Eravamo negli anni ’30 e si stava progettando una vettura economica. Certe scelte che oggi non hanno più ragione di esistere, in quel tempo fecero la fortuna di Fiat. Era un motore raffreddato ad acqua senza pompa (la circolazione era del tipo a termosifone), ma quella dell’acqua non era l’unica pompa mancante. Anche il circuito di alimentazione era privo della sua pompa, perché l’approvvigionamento della benzina avveniva per gravità.

Giacosa racconta la nascita della Fiat Topolino

Il 7 ottobre del 1934 la vettura venne testata su un percorso che partiva da Torino e qui tornava passando per località come Ivrea, Biella e Cigliano. A mettere a dura prova la vettura furono proprio Giacosa e Fessia, seguiti dalla Balilla guidata da Giuseppe Peirolero, uno dei migliori collaudatori di allora. Da qui in poi, gli ingegneri Fiat, capeggiati da Giacosa, dovettero superare tutta una serie di problemi tra cui una rumorosità preoccupante del motore. Dopo giornate di lavoro intensissimo, il 15 giugno 1936 avvenne il lancio ufficiale della vettura il cui nome fu 500. Fu la più piccola vettura al mondo costruita in grande serie e venne venduta ad un prezzo di 8.900 lire. Raggiungeva gli 85 km/h, pesava 535 kg, portava due persone più un bagaglio i 50 kg i consumi erano di 6 l/100 km. Incredibile. Fu un successo clamoroso e piacque moltissimo anche all’estero. Come racconta Giacosa, gli inglesi erano entusiasti e su una delle loro riviste, “The Light Car”, fu pubblicata una rima in cui la 500 venne definita Little Mouse. La Topolino era arrivata.

Foto: Stefano Lazzarino e archivio Fiat


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Dopo cinque anni nel settore della progettazione, come Responsabile Tecnico in un'azienda del settore meccanico, nel 2000 è passato al settore dell'editoria specializzata in campo automotive. Oggi è Capo Redattore per le testate Auto Tecnica e Retrovisore. Specializzato in auto Made in USA.


   

   

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