Fiat 126 Bis

Quando la Fiat fece il BIS con la 126

Quando la Fiat fece il BIS con la 126. Aveva ragione Giambattista Vico, celebre filosofo e storico partenopeo del Settecento: la storia si ripete ciclicamente. E Fiat ha molto in comune con la teoria del ripetersi della storia. Nel suo DNA la fabbrica di corso Agnelli, infatti, ha avuto un compito importante, quello di promuovere la motorizzazione di massa, con la presentazione di modelli “popolari”. Così fu negli anni Trenta con la Topolino (di cui proprio quest’anno ricorre l’ottantesimo compleanno) e negli anni Cinquanta con la 500.

Fiat 126

La progenitrice 126, qui nella versione con il tetto apribile, uscita nel gennaio del 1974.

Negli anni Settanta la storia si ripete: un’altra utilitaria, un’altra piccola vettura che promette agili spostamenti nel caotico traffico cittadino: è la volta della 126, presentata a ottobre del 1972 al Salone di Torino (fu prodotta in quasi due milioni di unità). Da quel momento in avanti, la piccola di Casa Fiat subisce mutamenti e trasformazioni, tutti importanti: nel 1974 arriva la versione col tetto apribile, nel 1976 la Personal, nel 1977 il nuovo motore da 652 cm3, nel 1985 il restyling e, nel 1987 ecco la 126 BIS.

Con la BIS Fiat inaugura un nuovo corso: era la più compatta (lunga 3,10 m, larga 1,37 m), tra le più economiche nel prezzo (costava meno di 6 milioni di lire), nei costi vivi (bollo, assicurazione, consumi) e nella manutenzione. La vetturetta fu completamente ripensata: nuovo motore raffreddato ad acqua, a cilindri orizzontali, nuovo portellone e vano bagagli posteriore, nuovo abitacolo, più confortevole e silenzioso. La BIS riproponeva la personalissima formula della 126 in una veste più attuale, funzionale e dai maggiori contenuti. Delle numerose novità, sicuramente la più importante era il nuovo propulsore a due cilindri di 704 cm3. Prodotta in Polonia da FSM (acronimo di Fabryka Samochodow Malolitrazowyck) negli stabilimenti di Bielsko Biala e Tychy, la 126 BIS aveva una potenza di 26 CV, raggiungeva la velocità di 116 km/h ed era accreditata di un consumo di 3,5 l/100 km a 60 km/h.

Per quanto riguarda la carrozzeria, le novità più importanti erano il portellone posteriore più ampio e maneggevole, che si apriva verso l’alto grazie a doppi ammortizzatori a gas, il lunotto di maggiori dimensioni, nuove prese d’aria per l’impianto di climatizzazione alla base del parabrezza, prese d’aria più grandi per il raffreddamento, collocate alla base dei montanti posteriori, tappo del carburante a filo della carrozzeria, nuovi gruppi ottici posteriori, fanali di retromarcia e antinebbia posteriori. Può far sorridere, ma per quel tipo di vettura si parlava addirittura di pneumatici maggiorati e ribassati (135/70 R13) e di spoiler sotto al paraurti posteriore.

Fiat 126 Bis

Anche gli interni furono completamente ripensati: il volante imbottito a due razze, quadro strumenti con termometro liquidi raffreddamento motore e spia liquido circuito di raffreddamento, nuovo mobiletto centrale sotto la plancia, dove erano alloggiati i comandi dell’impianto di climatizzazione, un ripiano portadocumenti e un vano portaoggetti previsto anche per il montaggio dell’autoradio, sedile posteriore ribaltabile a libro, cappelliera (rimovibile) di plastica rigida che proteggeva il vano bagagli posteriore.

Fiat 126 Bis

Gli ingegneri torinesi prestarono una cura particolare al comfort di guida e regalarono alla 126 BIS un nuovo sterzo (a pignone e cremagliera) più preciso e manovrabile, sospensioni anteriori più confortevoli. Poi toccò al motore, sul quale si concentrarono le attenzioni degli ingegneri: quello della nuova 126 BIS prometteva maggiore silenziosità, grazie al nuovo tipo di raffreddamento, che non prevedeva più la grossa ventola; a proposito di silenziosità, i tecnici di corso Agnelli modificarono anche la sospensione del gruppo propulsore e la tubazione dell’impianto di scarico.

Fiat 126 Bis

MOTORE BICILINDRICO
L’unita della 126 BIS era il piccolo 704 cm3 raffreddato ad acqua, con cilindri orizzontali; questa soluzione, detta “piatta”, permise di guadagnare spazio in altezza e di ricavare quindi un bagagliaio posteriore più ampio. Si differenziava dal precedente motore bicilindrico verticale di 652 cm3 per il rapporto di compressione, ora più elevato (8,6:1), per il nuovo disegno delle camere di combustione, con un maggiore effetto “squish” e un’alta turbolenza della miscela.

Fiat 126 Bis

La 126 Bis adotta un bicilindrico raffreddato ad acqua, a cilindri orizzontali, di limitato ingombro, collocato sulle ruote posteriori. La vettura veniva prodotta nell’impianto F.S.M (Fabryka Samochodow Malolitrazowyck), a Bielsko in Polonia.

Il nuovo motore della 126 aveva anche il carburatore doppio corpo, un asse a camme con profilo specifico, il basamento e testa dei cilindri di alluminio (riduzione di peso di 10 kg), valvole in linea con comando ad aste e bilancieri e asse a camme nel monoblocco comandato da catena. Grazie a queste soluzioni il nuovo motore migliorò la curva di potenza (+15%) e un aumento di 2 CV della potenza massima. Inoltre, si ottenne un andamento particolarmente favorevole della curva di coppia ai bassi regimi (già a 1.500 giri/min) e una coppia massima migliore (0,8 kgm in più) a un regime motore nettamente più basso: 2000 contro 3000 giri/min; un minor contenuto di residui inquinanti allo scarico, unitamente alla possibilità di utilizzare benzina senza piombo.

PRESTAZIONI E CONSUMI
La 125 BIS raggiungeva valori prestazionali sensibilmente migliori rispetto alla serie precedente: la velocità massima (116 orari) era di 11 km/h più alta della generazione precedente; anche l’accelerazione e la ripresa migliorarono nettamente, nonostante il rapporto al ponte fosse più lungo: 33 secondi da 0 a 100 km/h, 43 secondi sul km con partenza da fermo 44 secondi sul km da 40 km/h in quarta marcia. Dati che, forse, ora fanno sorridere, ma a che ai tempi erano di tutto rispetto per un’utilitaria. Un ultimo dato sui consumi: a 60 km/h il consumo era di 3,5 l/100 km; ciò significava che alla velocità di esercizio tipica di una city car, la 126 BIS percorreva quasi 29 km con un litro di benzina. Meglio di così…


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