NSU Prinz Sport Coupé

Una tedesca nata in Italia: NSU Sport Prinz Coupé

Una tedesca nata in Italia: NSU Sport Prinz Coupé. Questa coupé è un piccolo gioiello di stile e di meccanica. Al volante il divertimento è assicurato e i consumi risultano contenuti.

UN TUFFO NEGLI ANNI ’50
La vettura del nostro servizio possiede una linea armoniosa, disegnata in Italia e firmata Bertone, in cui le pinne posteriori costituiscono un chiaro richiamo agli anni ’50, il decennio in cui questa coupé è nata. Complessivamente la linea é riuscita e assai aggraziata. Alcuni la giudicano simile a quella della Giulietta Sprint ma, secondo noi, la somiglianza tra le due sportive è marginale. All’interno troviamo altri richiami a quel periodo, per esempio i comandi sono in ordine sparso, apparentemente senza un criterio preciso, in maniera simile a quanto avveniva negli anni ’30 e ’40. Già a partire dagli anni ’60, invece, vi sarà una cura maggiore per raggrupparli tra loro, in modo più ordinato e razionale. Per questo, quando si sale a bordo, occorre localizzare la posizione e la funzione dei vari pulsanti e manopole presenti qua e là. La posizione di seduta è collocata piuttosto in basso, mentre i sedili sono comodi, quasi lussuosi, più che su altre vetture contemporanee. Sia all’esterno che all’interno notiamo e apprezziamo la qualità costruttiva, che si percepisce a partire dalle giunzioni dei lamierati, precise e uniformi come su un’auto moderna.

NSU Prinz Sport Coupé

Gli interni, poi, sono rifiniti con cura e non presentano imperfezioni nell’allestimento, come è giusto aspettarsi da una vettura di nicchia dalla costruzione semi-artigianale (i robot non c’erano ancora e la manodopera era più che mai fondamentale). In Italia, dove era stata disegnata, la Sport Prinz conobbe una diffusione assai limitata, anche perché costava molto (più del doppio di una FIAT 500). Anche per questa sua rarità oggi richiama sempre l’attenzione e finisce per essere protagonista ai raduni, dove attira il pubblico più di una Ferrari 308 o di una Porsche 911. Esaminando l’esemplare del nostro servizio, esso possiede un elevato grado di originalità ed è sostanzialmente in stato di conservazione (gli interni sono conservati, ma i sedili sono stati rifatti ormai quarant’anni fa). Fu “scoperta” sotto un telone di plastica in un angolo di una vecchia officina, nel 1980. Fu un colpo di fulmine tra lei e il collezionista che, spinto dalla curiosità, aveva sollevato quel telo per vedere cosa ci fosse sotto. Inizialmente fu lucidata a fondo, poi fu riverniciata, soprattutto perché il proprietario è estremamente esigente circa l’estetica delle sue auto storiche (all’epoca la spesa fu di 3.500.000 vecchie lire). Per la stessa ragione, in occasione del lavoro in carrozzeria, il solo paraurti posteriore fu ricromato.

NSU Prinz Sport Coupé

In 53 anni di onesta carriera, questa vettura non ha mai subito un restauro completo, perché ha resistito bene al trascorrere del tempo. Sul lato sinistro la maniglia si è rotta ed è stata sostituita con l’attuale, che ci pare di origine Alfa Romeo. I ripetitori laterali di direzione sono invece FIAT e sono stati aggiunti per poter passare le revisioni senza avere ogni volta delle difficoltà. Le borchie ruota presenti al momento del servizio sono una personalizzazione del collezionista e sono abbastanza difficili da reperire. Fortunatamente le scritte e lo stemma della Casa sono tutti presenti e originali, altrimenti risulterebbero difficili da trovare (in Italia in modo particolare: lo abbiamo constatato alle mostre scambio). Prima della verniciatura, cioè al momento dell’acquisto, erano presenti dei grossi specchietti che stonavano con la linea della coupé: sono stati dunque eliminati e i relativi fori sono stati chiusi dal carrozziere.

NSU Prinz Sport Coupé

Nel campo delle auto storiche c’è una regola che vale sempre in caso di restauri o, comunque, di conservazione e relativa gestione del veicolo. Se la vettura oggetto delle nostre cure è abbastanza rara, da un lato sarà più difficile trovarne i ricambi, dall’altro i prezzi non saranno troppo alti per la mancanza di domanda. Abbiamo consultato eBay in relazione ai ricambi e dobbiamo dire che i prezzi oscillano molto: si va dall’affare alla richiesta esagerata. La maggior parte delle inserzioni, inoltre, proviene da Germania e Belgio, a conferma di quanto avevamo già detto. Occorre inoltre fare attenzione, perché numerose inserzioni propongono ricambi per altre marche, sostenendo che sarebbero compatibili con la Prinz. Ciò andrebbe sempre verificato per evitare di fare acquisti che, poi, potrebbero risultare inutilizzabili.

AL VOLANTE DELLA SPORT PRINZ
Dal punto di vista meccanico il cuore di questa vettura è il noto bicilindrico NSU raffreddato ad aria, collocato posteriormente. Mettiamo in moto e prendiamo confidenza con il suono caratteristico emesso da questo propulsore, sound che rappresenta il vero biglietto da visita delle Prinz. Per ascoltarlo consigliamo di andare direttamente su YouTube, dove la piccola coupé è alquanto popolare. Secondo il proprietario la sensazione offerta dal motore è quella di un congegno di precisione, capace oltretutto di tirare i 6.000 giri/min. Soprattutto a cofano aperto il suono del motore è secco e metallico, confermando l’impressione di trovarsi dinanzi a un meccanismo di precisione. Su internet c’è anche chi denigra questa vettura, ma sembra di capire che chi formula questi giudizi negativi in realtà non ami le auto storiche e, quindi, farebbe meglio a rivolgere la propria attenzione altrove. La nostra esperienza di guida è stata assai gradevole ed è il risultato delle sensazioni offerte dall’abitacolo, dall’assetto, dalle prestazioni e, naturalmente, dalla colonna sonora prodotta dal motore.

NSU Prinz Sport Coupé

La potenza massima di 30 cv è sicuramente buona in relazione alla cilindrata contenuta. Alla fine abbiamo concluso che la velocità di 130 km/h rappresenta un dato certamente positivo in relazione alla cubatura di soli 583 cm3, mentre l’accelerazione, con i 26 secondi necessari per passare da 0 a 100 km/h, non è proprio da record, anche operando un confronto con le dirette concorrenti della stessa epoca. Negli anni ’60, infatti, non mancavano certo le vetture sportive di piccole dimensioni e cilindrata contenuta ed è con queste che possiamo operare un confronto corretto in un’ottica storica. Per far questo ci siamo basati sui dati di una prova effettuata nel 1966 da una rivista tedesca, con i tempi effettivi rilevati in quella sede. Se, dunque, ci trasportassimo nel 1966, troveremmo in primo luogo la Karmann Ghia 1300, che possiede un’accelerazione analoga alla Prinz (ma ha una cilindrata più che doppia). Un po’ meglio fa la Simca 1000 Coupé, con 22 secondi per passare da 0 a 100 km/h. Ancora migliore la performance della Opel Kadett Coupé, che spunta un tempo di 18,7 secondi. Bene la Renault Caravelle S con 18,4 secondi, mentre la FIAT 850 Coupé fa ancora meglio, con 18,2 secondi.

NSU Prinz Sport Coupé

E’ dunque l’italiana che spunta il dato migliore. Tornando ai nostri giorni e alla vettura del nostro servizio, è come se la Prinz avesse una specie di cruise control, in quanto la velocità massima di 130 km/h coincide con quella consentita in autostrada. Ciò significa che basta tenere l’acceleratore a tavoletta per mantenere la velocità consentita. I freni sono stati all’altezza della situazione, ma va considerato che non abbiamo esagerato, limitandoci a provare la Prinz ad andatura turistica. Per un guidatore abituato alle auto moderne la loro efficacia sarebbe limitata ma, fortunatamente, il peso del veicolo è inferiore a sei quintali. Il proprietario ha avuto modo di impiegarla anche nelle trasferte per partecipare ai raduni e ci ha riferito che può mantenere la massima velocità per periodi prolungati, a riprova della robustezza della meccanica. Infine una menzione particolare relativa ai consumi: il due cilindri è estremamente parco e il collezionista ci ha confermato che la coupé percorre oltre 15 km con un litro.

SCHEDA TECNICA SPORT PRINZ COUPE’ (1963)
La scelta del raffreddamento ad aria potrebbe oggi essere vista come una soluzione economica, cioè finalizzata al massimo contenimento dei costi. Tuttavia nella scuola motoristica tedesca il raffreddamento ad aria andava a vantaggio dell’affidabilità, per il semplice fatto che nei climi freddi l’acqua è soggetta a gelare.

MOTORE
posteriore, 4 tempi, due cilindri in linea – alesaggio e corsa mm 75 x 66 – cilindrata cm3 583 – rapporto di compressione 7,5 : 1 – potenza max (norme SAE) cv 36 @ 5.500 giri/min. – coppia max (norme SAE) kgm 4,5 @ 3.250 giri/min. – potenza specifica CV/litro 61,7 – blocco cilindri in ghisa – testa cilindri in lega leggera – supporti dell’albero motore 2 – 1 albero a camme in testa – alimentazione mediante un carburatore invertito Solex 34 PCI – raffreddamento ad aria.

NSU Prinz Sport Coupé

Il bicilindrico NSU dalla sonorità particolare.

TRASMISSIONE
ruote motrici posteriori – frizione monodisco a secco – cambio meccanico a 4 marce + RM – coppia di riduzione al differenziale conica, ipoide, rapporto 2,31 : 1.

TELAIO
carrozzeria portante, tipo coupé, posti 2+2 – sospensioni anteriori a ruote indipendenti con quadrilateri deformabili, molle elicoidali, barra stabilizzatrice, ammortizzatori telescopici – sospensioni posteriori a ruote indipendenti, semiassi oscillanti, bracci triangolari, molle elicoidali, cuscini pneumatici Prinzair, ammortizzatori telescopici.

STERZO
a cremagliera – giri del volante 3.

FRENI
a tamburo, 2 ganasce anteriori.

DIMENSIONI E PESI
passo mm 2.000, carreggiata anteriore e posteriore mm 1.200, lunghezza mm 3.560, larghezza mm 1.520, altezza mm 1.235 – peso a vuoto kg 555 – pneumatici 4,40 – 12 – capacità serbatoio l 25.

PRESTAZIONI
velocità massima km/h 130 – rapporto peso/potenza pari a kg/CV 15,4 – carico utile kg 250.

La spider con il motore Wankel
Questo articolo non sarebbe completo se non dedicassimo almeno qualche riga alla NSU Spider, derivata dalla coupé con l’aggiunta di importanti novità nella meccanica. La vettura fu presentata al Salone di Francoforte del 1963 ed era chiaramente la versione scoperta della Sport, equipaggiata però con un motore rotativo Wankel che, allora, rappresentava una novità assoluta. Un prodotto di nicchia come questo era destinato agli appassionati della tecnica e delle auto sportive, tuttavia si trattava anche di una tappa del programma portato avanti dalla Casa tedesca relativo alle applicazioni del motore Wankel. Già negli anni ’50 la NSU aveva svolto ricerche, sul piano teorico e pratico, sulle possibilità di sviluppo del Wankel, giungendo nel 1957 a optare per il tipo denominato in azienda KKM, ritenuto maggiormente adatto ad una futura produzione in serie. Il KKM 500 sarà, per l’appunto, il tipo impiegato sulla Spider e si trattava di un Wankel monorotore. Il celebre progettista e ricercatore Felix Wankel, tuttavia, non fu soddisfatto della scelta a favore del KKM e, in proposito, avrebbe detto “avete trasformato il mio cavallo da corsa in un cavallo da tiro!”.

Nei primi anni ’60 le ricerche e la sperimentazione proseguirono, con lo sviluppo di diversi motori che trovarono impiego in tutta una serie di applicazioni, che spaziavano dai tagliaerba ai motoscafi. La produzione della Spider andò a regime solamente nell’autunno del 1964 e si protrasse fino al 1967, per un totale di oltre 2.300 unità. Queste cifre modeste ci dicono che il successo sperato mancò, soprattutto perché il grande pubblico risultò diffidente nei riguardi della nuova soluzione motoristica e le vendite ne risentirono. D’altra parte il prezzo di vendita di 1.550.000 lire non favoriva la diffusione di questa vettura, ma nemmeno la riduzione del prezzo riuscì a rilanciare le vendite, nonostante il grande interesse che la Spider aveva suscitato alla sua presentazione. Un sito specializzato ha stimato che ne rimangono a tutt’oggi 100 esemplari ancora funzionanti in tutta la Germania. Il motore possedeva una cilindrata di 498 cm3 ed erogava una potenza massima di 50 cv DIN a 6.000 giri/min. con il sistema di raffreddamento collocato nella parte anteriore. A questo proposito è immediato osservare come, grazie alle prese d’aria ricavate nel frontale, la Spider finisca proprio per somigliare ad un’Alfa Romeo, senza però lo scudo. Le potenzialità del motore furono dimostrate dall’impiego nelle corse, soprattutto nei rally e nelle gare in salita. Anche nell’impiego quotidiano la vettura risultava piacevole da guidare, con un consumo modesto. Per il rigido inverno tedesco era previsto un hard top nero, un accessorio indispensabile. Rispetto al coupé il sensibile incremento di potenza garantiva una velocità massima di 150 km/h (a capote chiusa) anziché 130. Anche per questo la vettura disponeva anteriormente dei freni a disco. A fronte di queste prestazioni il consumo risultava superiore rispetto alla Sport, perché la Spider necessitava di 8 litri per percorrere 100 km. A nostro giudizio, anche se mancò il successo commerciale, la NSU Spider resta un’automobile estremamente interessante per i suoi contenuti tecnici avanzati e altamente innovativi. Dal punto di vista collezionistico, ovviamente, si tratta di una vera rarità, che arricchirebbe il parco auto di qualunque appassionato.

La Sport Prinz e il modellismo
Il collezionismo dei modellini di automobili è oggi una passione analoga a filatelia e numismatica, con le sue leggi e i suoi standard. Può essere coltivato da tutti, perché ci sono macchinine di tutte le epoche e di tutti i prezzi. Per esempio, le tante collezioni uscite nelle edicole negli ultimi 15 anni offrono generalmente una buona qualità di esecuzione a un prezzo accettabile, solitamente attorno ai 10 euro. Molti collezionisti seguono la tematica delle macchinine d’epoca, che in gergo si chiamano “obsoleti”, con grande serietà e impegno. A corredo del nostro servizio vi mostriamo la riproduzione più nota della Sport Prinz in scala 1:43, l’obsoleto della Corgi Toys, numero di catalogo 316. Altri fabbricanti nell’arco del tempo hanno prodotto una loro versione della coupé NSU.

NSU Prinz Sport Coupé

In anni recenti abbiamo visto il bel modello (sempre in scala 1:43) della Minichamps, mentre in scala 1:87 troviamo il modellino della Herpa, disponibile in vari colori. Per l’obsoleto della Corgi i prezzi possono variare tra 50 euro e 150, se l’oggetto è veramente bello e provvisto della scatoletta cartacea originale (cioè si trova in condizioni Mint in the Box). Il modello Minichamps si trova invece a 35-38 euro ed è una riproduzione molto accurata, secondo la consolidata tradizione del marchio. Il nostro consiglio è di puntare sempre su modellini ben conservati e non riverniciati. Questi ultimi hanno un valore molto minore ma, a volte, vengono scorrettamente spacciati per originali. Lo stesso problema esiste con le riproduzioni delle scatolette di cartoncino, tipiche degli anni ’60. Se vengono dichiarate come tali, cioè Repro Box, va tutto bene, ma in certi casi vengono artificialmente invecchiate e spacciate per originali. Fortunatamente da alcuni anni sono disponibili i più minuti ricambi per i modellini Corgi e Dinky, anche per la nostra Prinz in miniatura. Risultano reperibili soprattutto sui siti specializzati britannici.




   

   

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