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Volkswagen 1303S: il Maggiolone che non ti aspetti…

Molti confondono il Maggiolino Volkswagen col Maggiolone: in effetti a prima vista queste vetture sembrano sostanzialmente uguali, ma le differenze sono assai più importanti di quanto comunemente si pensi.

Questa popolarissima vettura, sia in versione ‘ino’ che ‘one’, non è certo stata quella che ha fatto scaldare il cuore della mia infanzia anni ’70… Discorso diverso se si parla di altre autovetture, in particolare le Alfa Romeo Giulia o Alfetta verso le quali non ho mai saputo trattenere gli entusiasmi più accesi.
Tuttavia il fatto di trovarmi questa Volkswagen praticamente in casa, in quanto portata in dote da mia moglie, mi ha naturalmente scatenato grandi curiosità confermate poi dalle gratificanti e piacevoli sorprese che mi ha riservato il restauro in cui mi sono avventurato.

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Questa Volkswagen 1303S era stata acquistata nuova dal concessionario Monticone  di Torino da mio suocero nel 1973. La gestazione di questa scelta era però stata a dir poco bizzarra in quanto veniva da un passato glorioso ed alquanto appagante che mio suocero, allora un ragazzo poco più che venticinquenne, aveva avuto con una stupenda Porsche 356 SC da 90 CV. Complice la nascita della figlia, la necessità di maggiore comodità e più ampi vani di carico, lo aveva dunque convinto, da buon padre di famiglia, che era giunta l’ora di permutare la rimpianta Porsche con una fiammante Citroen DS…  Lui stesso mi raccontò più volte la soddisfazione di scorrazzare la famiglia comodamente sull’ammiraglia transalpina ma anche la mortificazione, ancora viva,  di guidare un’autovettura che con la vecchia Porsche aveva in comune solo il fatto di poggiare su quattro ruote. Fu cosi che in quel periodo in cui VW e Porsche furono così intimamente vicine da arrivare a partorire la famosa e oggi ricercata VW-Porsche 914, maturò la sua attenzione su un modello, il Maggiolone 1303S appunto, che disponendo di una motorizzazione a schema boxer 1.6 da 50 CV montato a sbalzo al posteriore, sospensioni Mc Pherson e freni a disco anteriori e trazione posteriore, ricordava, in un contesto decisamente più comodo, la rimpianta coupè sportiva di Stoccarda.

Vale la pena un breve approfondimento su una versione del fortunato Beetle che a cavallo degli anni 1971-1975, con la denominazione 1302/1303 ha toccato la massima evoluzione tecnica e motoristica per poi cedere lo scettro alla Golf la cui storia continua ancora oggi. Il Maggiolone, così soprannominato per il nuovo frontale più grosso e arrotondato rispetto a quello del Maggiolino fu un modello pieno di aggiornamenti e innovazioni rispetto alle serie precedenti. Innanzitutto la disponibilità della nuova motorizzazione da 1.600cc da 50 CV identificata dalle sigle 1302S/1303S (le classiche motorizzazioni 1300 e 1200cc erano contraddistinte dalle sigle 1302/1303); il muso della vettura più grosso e più largo che nascondeva un avantreno completamente rinnovato, non più legato alle barre di torsione ma sostituito dal cosiddetto sistema McPherson; un nuovo serbatoio  più capiente e la ruota di scorta in posizione orizzontale in modo da svolgere una sorta di riparo di sicurezza in caso d’urto e un bagagliaio con una  capacità di carico raddoppiata rispetto al vecchio Maggiolino. Nel 1973 il processo di ammodernamento dell’autovettura raggiunse l’apice incorporando con il modello 1303 numerose novità soprattutto in termini di sicurezza: nuovi sedili con ancoraggio a tre punti, nuovi grandi gruppi ottici posteriori (detti a zampa d’elefante per rimanere in tema Seventies…) e non ultimo il nuovo parabrezza panoramico, più grande di quasi il 50% del precedente piatto che comportò anche la modifica della plancia ora in materiale plastico espanso antiurto che oltretutto rendeva l’abitacolo più sicuro e spazioso.

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Entrando nel dettaglio del mio Volkswagen Maggiolone 1303S è con orgoglio che posso affermare sia nell’allestimento più completo e accessoriato che all’epoca si potesse immaginare per questa vettura, poiché fu ordinata con un kit originale di preparazione, fornito dalla Weber Italia su licenza della casa di Wolsburg, che attraverso la sostituzione del singolo carburatore con una coppia di doppio corpo particolarmente studiati per le motorizzazioni 1330 e 1600, aumentava la potenza originaria di un 35%, portandola, sul 1600, a circa 70 CV, con notevoli miglioramenti in accelerazione, nei valori di coppia e nell’ottimizzazione dei consumi. Questo kir era fornito direttamente dall’Autogerma, era denominato “Maggiolino svelto” e poteva essere montato presso tutta la rete di officine VW autorizzate. C’era poi il differenziale autobloccante, un optional previsto sul 1600, che aiutava non poco l’auto a mantenere la trazione anche nei fondi più difficili, oltre a regalare qualche derapata che un ex porschista non può che apprezzare. I due sedili anteriori ergonomici con appoggiatesta incorporato erano molto simili a quelli delle Porsche 911 SC (e sono oggi introvabili); il lunotto termico, il tergicristallo con l’intermittenza, l’orologio al quarzo e la ventola a due velocità sono tutti componenti che concorrono a rendere il mio Maggiolone una vera rarità; non ultimi sono il doppio treno di cerchi da 15”, i mitici Lemmertz con canale da 5.5” in acciaio stampato, e quelli in lega di magnesio della Pedrini che equipaggiavano anche le VW-Porsche 914. In fase di restauro ho pensato poi di montare un sistema di illuminazione adeguato allo spirito rallistico del mezzo, aggiungendo due fari di profondità Megalux e due fendinebbia Hella coevi all’auto; all’interno ho integrato la precisa strumentazione VDO con contagiri, manometro dell’olio, temperatura olio, amperometro e voltmetro, attingendo dalle modifiche consentite dalle fiches di omologazione previste per la 1303S e ispirandomi alla vettura da rally preparata dalla scuderia Salzburg Rallye di cui la Porsche era indiscreta ma attenta e scrupolosa fornitrice di know-how ( il primato assoluto al rally dell’Isola d’Elba nel 1973 non fu un caso isolato).

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In conclusione posso dire che mio suocero all’epoca fece la scelta migliore per cercare di rimanere nel family feeling di una  vettura insostituibile e assai appagante come la 356 SC. Per me questo Maggiolone rappresenta l’auto a cui mi sono dedicato con maggiore tempo e passione e, nonostante il mio cuore automobilistico batta fortissimo per le sportive del Biscione, non posso negare che le emozioni che mi regala questo Volkswagen 1303S sono uniche e impagabili.

(Testo Alessandro Cerruti – Foto Franco Daudo)

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