Gruppo Caproni

La auto del gruppo Caproni

La auto del gruppo Caproni – Il nome Caproni è abitualmente associato agli aeroplani e pochi conoscono le sue poco fortunate incursioni nel mondo dell’auto.

Nel 1932 il gruppo Caproni, attivo soprattutto nel settore aeronautico, rilevò il prestigioso marchio Isotta-Fraschini, messo in ginocchio dalla Grande Depressione, ma lo indirizzò soprattutto in attività relative alla produzione bellica: autocarri, motori aeronautici, motori marini – settore quest’ultimo ancora oggi in attività – mitragliatrici ed altro. Nel dopoguerra, quando il gruppo attraversava gravi difficoltà per l’esaurimento delle commesse militari, fu lanciata ancora la 8C Monterosa. Si trattava di un’auto di gran classe, presentata nell’ottobre 1947, ma i tempi non erano favorevoli e non si andò più in là dei prototipi delle versioni berlina (carrozzeria Zagato), coupé (Touring) e cabriolet (Boneschi). La triste storia della Monterosa, comunque, è già conosciuta e per questo abbiamo voluto, invece, approfondire altri due progetti, uno dei quali ebbe una sorte simile (anche se con sviluppi più articolati) mentre l’altro rimase solo sulla carta.

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Un profilo dell’Isotta-Fraschini 8C Monterosa nella versione-base berlina a quattro porte e tre luci (carrozzeria Zagato). Un prototipo fu presentato nell’ottobre 1947 ma né l’azienda né il mercato erano in grado di accogliere un’auto di quella classe.

Scoprimmo uno di questi prototipi mentre svolgevamo una ricerca su un tema del tutto differente, in quanto eravamo interessati all’Autovettura Corazzata Vespa, costruita dalla Caproni su progetto dell’ing. Ottavio Fuscaldo. Anche questa, in fondo, era un’automobile con il marchio Caproni, costruita nel 1941 per partecipare ad un concorso del Regio Esercito; il motore era il Lancia Astura III/IV Serie, un 8V da 2,9 litri, ma il veicolo aveva l’esclusiva caratteristica delle ruote disposte a losanga (due in tandem come in una moto e due laterali). Non trovammo traccia del prototipo che cercavamo, bensì un’altra interessantissima testimonianza. Si trattava dell’automobile CEMSA F.11 del 1947, progettata dal prof. ing. Antonio Fessia per la Caproni Elettro-Meccanica SA., altro marchio della galassia Caproni. Il prof. Fessia, invece, sarà poi ricordato soprattutto per aver partecipato alla progettazione delle Lancia Appia II Serie, Flaminia e Flavia.

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La CEMSA (un’altra azienda del gruppo Caproni) tentò il rilancio postbellico con questa bella auto, la F.11, progettata dall’ing. Antonio Fessia. Era molto simile alla FIAT 1400 ma aveva soluzioni più raffinate, come la trazione anteriore.

Quest’auto straordinariamente moderna aveva carrozzeria disegnata da Nuccio Bertone e richiamava un po’ l’aspetto della FIAT 1400; i prototipi ebbero motori “flat four” di 1.093, 1.099 e 1.255 cm3 che erogavano da 39,5 a 46 CV; la trazione era anteriore. Ne furono costruite tra sette e dieci, ma non escludiamo che in realtà fossero state ancora meno. La CEMSA fallì (e stessa sorte ebbe la Tucker, con la quale si stava trattando la vendita dell’F.11 negli Stati Uniti) ma i diritti sul progetto ed un prototipo o esemplare di pre-serie furono acquistati dalla Minerva-Imperia belga. La Minerva presentò una F.11 al salone di Bruxelles il 17 gennaio 1953, annunciando l’intenzione di avviarne la produzione. Neppure quest’evenienza si verificò ma nello stesso periodo la Minerva presentò ad un concorso del ministero della difesa il progetto di un fuoristrada militare con elementi della F.11 ed un motore Continental da 2.300 cm3. Gli fu preferita la Rover Land-Rover Series I inglese, la cui produzione su licenza fu affidata, in una versione leggermente modifica, alla stessa Société Nouvelle Minerva SA, con il nome di Minerva C.20 Tout-Terrain.

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In previsione della riconversione al mercato civile che sarebbe stata determinata dalla fine della guerra, le Officine Meccaniche Reggiane (sempre del gruppo Caproni) di Reggio Emilia progettarono nel 1944 questa berlina a quattro posti che, tuttavia, non poté essere realizzata.

La vera erede dell’F.11, però, è stata la Lancia Flavia, una delle auto più innovatrici della sua epoca che, grazie alla matita di Fessia, ne riprendeva alcuni elementi importanti. Ma nell’ambito delle aziende che facevano capo al gruppo avrebbe potuto nascere anche un’altra auto. Nel 1935 la Caproni aveva assunto il controllo anche delle Reggiane Officine Meccaniche Italiane SpA di Reggio Emilia con l’obiettivo di aprire un’importante divisione aeronautica che producesse aeroplani e motori su licenza ed anche tipi di concezione originale. Nel 1944, quando l’Italia Settentrionale era sotto il controllo tedesco, dal 7 all’8 gennaio gli impianti di Reggio Emilia furono colpiti da pesanti bombardamenti. La produzione sarebbe diventata difficile ma, d’altra parte, non vi erano più commesse ed allora, anche in previsione dell’imminente fine del conflitto, l’ing. Antonio Alessio, direttore generale dell’azienda, scrisse una memoria sulla possibilità di realizzare un’auto di classe medio-superiore.

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L’auto Reggiane (non se ne conosce una denominazione più specifica) faceva largo ricorso a leghe leggere di impiego aeronautico ed aveva sul tetto un grande pannello in plexiglass. Il suo motore doveva essere di 1.750 cm3, con compressore meccanico.

L’idea verteva su una berlina a quattro posti con motore da 1.750 cm3 con compressore, da 70 CV, per la quale si contava di mettere a frutto l’esperienza maturata nelle lavorazioni in lega leggera (idronalio, super chitonal, perlumal) sugli aeroplani. L’auto prevedeva telaio e carrozzeria entrambi in lega d’alluminio, in modo da contenere il peso in 1.100 kg, cambio a tre velocità e sospensioni a ruote indipendenti. Una soluzione assolutamente inconsueta prevedeva che un grande pannello sul tetto fosse in plexiglas. L’incarico del progetto fu affidato all’ing. Antonio Del Cupolo e sembra che vi dovesse lavorare anche Aurelio Lampredi. La situazione dell’azienda, però, era disperata, come del resto lo era quella di tutta l’Italia, e non se ne fece nulla: il sogno dell’auto Reggiane (che non pare avesse avuto un nome) rimase nel cassetto.

Lo schema di una sospensione dell'automobile Reggiane, ideata da Antonio Alessio e progettata sotto la direzione di Antonio Del Cupolo. L'azienda, però, era stata messa in ginocchio prima dai bombardamenti e poi dal crollo del gruppo Caproni e non se ne fece nulla.

Lo schema di una sospensione dell’automobile Reggiane, ideata da Antonio Alessio e progettata sotto la direzione di Antonio Del Cupolo. L’azienda, però, era stata messa in ginocchio prima dai bombardamenti e poi dal crollo del gruppo Caproni e non se ne fece nulla.




   

   

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