Nel ricordo di Angelo Bergamonti

E’ stato Carlo Costa – fratello del dottor Claudio Costa, anch’egli presente all’evento – a condurre la conferenza stampa che il giorno 22 aprile ha sancito l’intitolazione del Cremona Circuit alla memoria di Angelo Bergamonti. E la scelta non poteva essere migliore, poiché oltre alla personale amicizia che lega da sempre la famiglia Costa con quella Bergamonti, Carlo era presente il giorno in cui il pilota cremonese perse la vita scivolando sull’asfalto bagnato del Circuito di Riccione. Era il 4 aprile 1971: “Io ero il commentatore di quella tragica giornata di Riccione”, esordisce Costa col piglio deciso di chi deve dire qualcosa di importante, “e certi addetti ai lavori hanno sostenuto che Angelo Bergamonti in quel momento avrebbe esagerato. Io questo lo voglio sfatare una volta per tutte davanti alla stampa e a tutti i presenti. Quel giorno, come speaker, avevo il servizio cronometraggio a mia disposizione. Come fanno i grandi campioni, Bergamonti negli ultimi sei giri aveva mantenuto categoricamente lo stesso tempo. Questo voleva dire che si, andava forte, ma con prudenza. E quindi il fatto che abbia esagerato per raggiungere Agostini lo voglio assolutamente smitizzare, lo voglio assolutamente cancellare!”. E ha poi concluso questa sorta di solenne prologo alla cerimonia ricordando le parole con cui lui stesso, quell’anno a Imola, poche settimane dopo, ricordò il pilota di Gussola: “Dissi che era un uomo, un pilota che amava la velocità, che amava il rischio, che amava il motociclismo, che amava la sua famiglia. Era un autentico campione. E l’applauso che ne è seguito da parte di quegli oltre quattromila sportivi che erano assiepati nella tribuna centrale me lo ha confermato. In quel momento, mi sia concesso di affermarlo, Angelo Bergamonti è passato dalla storia alla leggenda del motociclismo mondiale”. Dopo parole di tale solennità, c’è ben poco da aggiungere, se non un vero plauso a chi ha voluto dedicare alla memoria di Bergamonti questo bellissimo impianto sportivo rendendo così immortale il suo ricordo, peraltro ancora ben vivo nella memoria di chi lo ha conosciuto personalmente o apprezzato come pilota e tecnico. Si, perché Bergamonti lavorava in prima persona sulle moto che portava in gara. Almeno negli anni che dal debutto lo hanno portato ad arrivare al sogno di ogni pilota alla fine degli anni ’60, ovvero le MV Agusta 350 e 500 tre cilindri ufficiali.

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Carlo Costa ha condotto la conferenza stampa

Un impianto in crescita
A suggellare la cerimonia c’erano Dino Maglia e Stefano Belli Franzini, sindaci rispettivamente dei comuni di San Martino al Lago, dove sorge l’impianto, e Gussola, luogo di nascita di Bergamonti. Da parte sua l’amministratore delegato del Cremona Circuit Alessandro Canevarolo, oltre ovviamente a compiacersi del gemellaggio, ha ribadito come ai già ingenti investimenti già fatti – e completamente sostenuti da privati – seguiranno ulteriori interventi per rendere l’impianto cremonese oltre che una ‘palestra’ per i piloti, anche un centro attrezzato per altre attività collaterali. Visto nell’ambito della moto storica, il Cremona Circuit appare ideale, con un rettilineo relativamente lungo – circa un chilometro – e una parte mista costituita da curve ampie e tecniche dotate di idonei spazi di fuga. Un percorso sicuro per non stressare troppo i motori e soprattutto per i piloti.

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Alcune delle moto utilizzate da Angelo Bergamonti

Taglio del nastro
Dopo la conferenza stampa, conclusa col toccante l’intervento di Laura Bergamonti, la figlia minore di Angelo, che ha purtroppo vissuto col padre solo i suoi primissimi anni, tutti gli invitati si sono spostati all’ingresso del circuito per la cerimonia del taglio del nastro e la scoperta del nuovo nome. Rosa Bergamonti, la moglie, non ha trattenuto l’emozione, che l’applauso dei presenti ha poi trasformato in compiacimento per l’importante traguardo.

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Alessandro Canevarolo e Rosa Bergamonti

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Tutti in pista
Il miglior modo per ricordare un pilota è far rombare i motori, e a Cremona il pomeriggio è stato giustamente dedicato a una serie di turni in pista dedicati alle moto storiche. Più o meno d’epoca, più o meno originali non importa. Tutti presenti hanno apprezzato l’iniziativa e chi non era ancora stato su questo asfalto se ne è dichiarato entusiasta: “La pista è magnifica. Un bel rettilineo e una parte guidata che appaga davvero tanto. Spazi di fuga abbondanti e tanta sicurezza. Credo ci tornerò spesso”. Così ci ha detto un amico col sorriso sulle labbra appena finito il suo turno. Cosa aspettiamo dunque ad organizzare un grande week end dedicato alla moto storica?



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